Degustare un tè è un’arte, dal momento che richiede enorme sensibilità e finezza sia per quanto riguarda il riuscire a sentire e distinguere minime sfumature, sia per trovare il linguaggio capace di trasmettere, in maniera precisa, quel sentire, che molto spesso è solo un’impressione fugace data da sensazioni organolettiche che arrivano alla vista, all’olfatto e al gusto. A parte le considerazioni di tipo personale, che si esprimono, in definitiva, con un parere positivo o negativo, “mi piace” o “non mi piace”, il valore della degustazione sensoriale va ben oltre.

La degustazione sensoriale, analitica e critica, è una pratica essenziale e importante per la coltivazione del gusto e per l’acquisizione della consapevolezza.

Questo significa che bisogna attivare un’attenzione particolare fin dal momento in cui osserviamo le foglioline del tè secche, momento che rappresenta il nostro primo incontro con quel tè, di cui si cerca di comprendere l’essenza e il carattere. Poi c’è il momento dell’esame visivo dell’infuso, quando la foglia, a contatto con l’acqua calda, produce il tipico liquore e cambia caratteristiche e aspetto. Segue la percezione dei profumi e infine l’assaggio, fondamentale per la costruzione del “rapporto” che si avrà con quel determinato tè e di come e quanto si vuole capire di lui.

Quindi degustare un tè significa assaggiarlo e gustarlo con attenzione per valutarne qualità e difetti, interpretando le molteplici e variegate informazioni forniteci dai nostri sensi. E poi significa saperne parlare, sapere descrivere pregi e difetti, qualità organolettiche, ma anche sensazioni, emozioni suscitate dall’assaggio. La capacità di valutare un tè si raggiunge attraverso un’educazione e un affinamento sensoriale coinvolgente tutti i sensi, l’esercizio della memoria, capacità di concentrazione, abilità linguistiche. Infatti la conoscenza del tè passa dalla sua espressione e della possibilità di comunicarla, legata all’acquisizione di un expertise verbale.

Esiste un vocabolario del degustatore del tè, che si usa nelle varie fasi della degustazione, come ad esempio: Aroma, In bocca, Bouquet, Sapore. Ci sono poi delle espressioni per definire l’evoluzione degli aromi nella degustazione del tè: note di testa, note di cuore, note di fondo o coda. I colori: ambrato, paglia, oliva, mogano… E poi ancora un vocabolario per definire le famiglie aromatiche: note agrumate, fruttate, floreali, speziate, vegetali, affumicate, tostate.

E non vado oltre.

Grazie ancora una volta al tè per avermi ispirata e aiutata a condurti verso ciò di cui voglio parlarti oggi.

Esiste un altro mondo dove saper degustare e conoscere il lessico è fondamentale per la tua felicità. E quel mondo sei tu. E sto parlando dell’arte della degustazione delle emozioni, che sono le nostre migliori amiche per capire sia noi sia quello che accade intorno a noi.

Le emozioni sono preziose fonti di informazione. Ci danno la direzione e ci aiutano a capire di cosa abbiamo bisogno.

Le emozioni sono come un GPS interno fatto su misura. Lavora “sodo per aiutarci a navigare a nostro modo attraverso il viaggio della vita.” La chiave è quello di acquisire familiarità con il sistema e rispondere in modo tempestivo.

Un’emozione non è altro che uno schema composto da aspetti fisiologici, da aspetti comportamentali e da aspetti di pensiero che ci permette di dare risposte immediate all’ambiente: sono una predisposizione ad agire. Se non avessimo paura non reagiremmo fuggendo o evitando, se non fossimo arrabbiati non attaccheremmo la fonte della nostra rabbia, se non fossimo tristi non ci ritireremmo in noi stessi fermandoci a pensare, se non fossimo felici non affronteremmo nuove situazioni, se non fossimo disgustati non eviteremmo i cibi che ci fanno male.

Quindi le emozioni ci aiutano a leggere cosa ci succede, sono la nostra prima finestra sul mondo.

Chi non si è sentito impotente nel dover definire i componenti così diversi e fugaci di un’emozione che arriva? Quando si vuole parlare in modo approfondito di un’emozione, come di un tè, ci si scontra subito con la povertà dei mezzi di espressione, con la barriera dell’inesprimibile; si vorrebbe poter dire l’indicibile. Ci sentiamo traditi dal linguaggio, perché ci sembra impossibile descrivere ciò che sentiamo senza semplificarne e deformarne l’immagine.

Una parte importante del vantaggio delle emozioni, sta proprio nella capacità di nominarle, descriverle. La consapevolezza aiuta la conoscenza di se stessi e del mondo nella misura in cui io riesco, attraverso di essa, a dare parole alle emozioni stesse. Ecco perché allenare questa abilità può costituire la chiave per il nostro successo personale e professionale.

 

Impara a degustare le tue emozioni!

Come per qualsiasi altra degustazione, bisogna fare pratica, e più ci si allena più sarà facile cogliere le sfumature e la complessità di certi stati d’animo e dare un nome alle emozioni, identificarle e differenziarle.

Come fare?

Innanzitutto crea una tua lista di emozioni. Per aiutarti puoi utilizzare un’interessante classificazione delle emozioni proposta da Robert Plutchik (1928-2006), che propone una rappresentazione grafica delle emozioni, che ci ricorda un fiore.

 

Esistono 8 emozioni primarie che generano dei comportamenti con alto valore di sopravvivenza: gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia, aspettativa. Queste emozioni si trovano nel secondo cerchio del fiore.

Seguendo il petalo del fiore verso l’interno l’emozione primaria aumento di intensità (la tristezza diventa angoscia, la gioia diventa estasi …). Verso l’esterno invece l’emozione cala di intensità (la rabbia diventa irritazione, l’aspettativa interesse e così via). Le emozioni poi si combinano tra di loro, per creare le emozioni secondarie o complesse; ad esempio gioia e fiducia generano amore, fiducia e paura generano sottomissione.

Allenati!

1. Scegli una situazione di oggi o recente che abbia scatenato in te una reazione emotiva:

  • Situazione (chi, che cosa, dove, quando)

2. Le interpretazioni sono quei pensieri che ci portano a dare un significato personale alle situazioni e, a seconda della nostra interpretazione, le possiamo vivere positivamente o negativamente. Questi pensieri sono il frutto della nostra storia personale, delle nostre esperienze e della nostra unicità.

  • Quali sono i pensieri collegati a questa situazione?

3. Sono questi pensieri a generare le emozioni. Prova a dare un nome alla/e emozione/i legata/e a questi pensieri e definiscine l’intensità (scala 1-100 dove 100 corrisponde alla massima intensità):

  •  Nome dell’emozione/i
  • Intensità (0-100)

4. Adesso immergiti bene in quell’emozione e inizia a degustarla:

  •  Che cosa sento nel mio corpo?
  • Quali sono i miei gesti? Cosa stanno facendo le mie mani? E i piedi? Le sopracciglia?
  • E la mia espressione?

5. Ora rifletti sugli effetti secondari di questa emozione:

  •  Quali effetti secondari ha questa emozione su di me? (il mio stato d’animo, altre emozioni, pensieri.)

 

Inizia ad allenarti. E ricorda:

non tutte le parole ti aiutano a spiccare il volo. Solo le parole che esprimono con chiarezza ciò che provi ti danno più possibilità di volare.

Buona degustazione di emozioni!

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