Questa mattina sono entrata in un bar e ho chiesto alla cameriera che tipi di te avessero. È stata in silenzio per un momento. Poi mi ha guardata seria e mi ha risposto che aveva il “TÈ NORMALE”. Le ho chiesto quale fosse il tè normale. Con gli occhi persi nel vuoto ha risposto: “QUELLO SOLITO”. Ho lasciato perdere.

Grazie mio amato tè, ancora una volta, per avermi regalato l’ispirazione per scrivere questo post su un tema a me così caro: NON ESISTE UN(A) TÈ NORMALE.

Queste riflessioni si sposano perfettamente con un tè nero Lapsang Souchong il tè favorito di Sherlock Holmes che come ben sappiamo sa risolvere i grandi misteri cercando informazioni nuove e soprattutto al di fuori del ristretto campo delle cose conosciute …. normali….

Nel mio lavoro come coach ho visto spesso occhi persi nel vuoto, alla domanda: “Come ti descriverebbe una persona che ti conosce bene, in poche frasi che concentrino tutto l’essenziale su di te?” A questa domanda, pochi sanno dire qualcosa di concreto. Molti si definiscono NORMALI. Proprio come il tè.

Ma la verità è che non esistono TÈ NORMALI. Ci sono infinità di tè diversi, di diversa provenienza e forme di elaborazione. Tè apparentemente uguali ma molto diversi fra loro, perché le foglie sono state raccolta da mani diverse, in momenti dell’anno diversi, con la pioggia o con il sole, in annate di molta acqua o molta siccità….

E così, vale anche per noi. Ma molto spesso sappiamo dire cosa non siamo in grado di fare, cosa ci piacerebbe saper fare e tendiamo a minimizzare altre qualità che abbiamo, dandole per scontate e considerandole di poco valore. In molti casi capita di pensare di non avere abbastanza competenze. Di credere che in fondo il proprio lavoro non ha nulla di speciale e sia ripetibile da chiunque. Di crucciarsi perché non si hanno abbastanza titoli oppure l’età giusta per intraprendere nuove strada. In sintesi, di non essere bravi in nulla di speciale, di non sapersi distinguere né tantomeno raccontarsi.

In questi casi non lascio perdere; il mio lavoro e la mia passione è scovare le unicità, i talenti e i doni che ognuno di noi ha, come faccio con i tè.

Allora cambio domanda, cerco una nuova angolatura, un nuovo punto di vista, come farebbe Sherlock Holmes.

Perché la sola e unica carenza che queste persone hanno, è che il più delle volte non sanno come entrare in contatto con i lori talenti unici.

A lungo termine ciò porta queste persone ad avere bassa autostima e poca fiducia in sé, perché credono di non valere molto, né di avere qualità particolari, né di essere speciali.

Questo succede perché molto spesso ci troviamo a vivere tanti ruoli e situazioni in cui non è sempre facile dare voce ai diversi lati della nostra personalità, decidere quali sviluppare o quali tenere a freno. A volte si rischia di restare imprigionate dentro modelli che ci sono stati costruiti o ci siamo costruite attorno.

Ci sono aspetti che ci appartenevano in altri periodi e in cui non ci riconosciamo più oggi ma che magari facciamo fatica a lasciar andare. E altri aspetti ancora che rappresentano delle nostre potenzialità non ancora espresse.

Rientrare in contatto con la propria unicità ci permette di comprenderci più a fondo, scoprire le forze che guidano la nostra personalità e indirizzare più efficacemente i nostri comportamenti al fine di realizzare pienamente la persona che vogliamo essere, attraverso i nostri talenti, le nostre unicità.

E’ necessario fare spazio al proprio sé autentico ed essere quindi in grado di rappresentarlo nel modo più assertivo, felice e corrispondente alla propria unicità.

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